Il metodo di produzione dell'Aceto Balsamico di Modena
L'Aceto
Balsamico di Modena
matura nella quiete delle acetaie, attraverso la particolare tecnica
dei travasi e mediante i molti anni di affinamento e di invecchiamento.
Il "Balsamico" si ottiene dal mosto d'uva cotto che matura per la lenta
acetificazione derivata dalla naturale fermentazione e dalla
progressiva concentrazione in botti di legni diversi, senza alcuna
aggiunta di sostanze aromatiche.
Di colore bruno, scuro, carico e
lucente, manifesta la propria densità in una corretta,
scorrevole sciropposità. Ha profumo caratteristico e
complesso,
penetrante, di evidente ma gradevole ed armonica acidità. Di
tradizionale ed inimitabile sapore dolce e agro ben equilibrato, si
offre generosamente pieno, sapido con sfumature vellutate in accordo
con i caratteri olfattivi che gli sono propri. La "materia prima" per
la produzione dell'Aceto Balsamico di Modena sono l'uva trebbiana e i
lambruschi tipici modenesi. In seguito ad una pigiatura e ad
una
mostatura secondo tradizione, si toglie il mosto dalle graspe prima che
inizi la fermentazione e lo si mette a cuocere, una volta filtrato, in
una caldaia su fuoco diretto. Dopo una lenta e prolungata ebollizione,
il mosto cotto concentrato nella misura desiderata - una riduzione che
varia dal 30 al 50 per cento - viene tolto dalla caldaia per essere
messo a raffreddare. Mediante l'operazione successiva, detta
"rincalzo", si mette a dimora nelle botti il mosto cotto raffreddato.
La procedura necessaria per ottenere l'Aceto Balsamico di Modena si
basa su quattro fasi fondamentali: la raccolta dell'uva, la
pigiatura, la cottura del mosto e l'invecchiamento.
La raccolta dell'uva avviene in autunno, momento in cui il rapporto fra
zucchero ed acidità totale è più
elevato. La
pigiatura deve essere soffice, per ottenere un basso tenore di
polifenoli (ovvero i tannini, i pigmenti coloranti, ecc. contenuti
nelle parti solide del grappolo come le bucce, i vinaccioli, i raspi),
che rallentano il processo di acetificazione.
Il mosto deve poi essere filtrato e decantato, separato cioè
da
sostanze solide e da impurità; poi si procede alle
chiarificazioni e alle schiumature. Un buon mosto si ottiene mediante
l’utilizzo di uva ben matura, con un giusto rapporto fra
valore
zuccherino e acidità.
La cottura del
mosto deve avvenire
quasi contemporaneamente alla pigiatura o al massimo entro le
ventiquattro ore successive, al fine di evitare che inizi la
fermentazione alcolica. Il mosto viene messo a freddo in un paiolo di
rame o di acciaio inossidabile e viene cotto per diverse ore a fuoco
diretto senza coperchi, fino a raggiungere una concentrazione che varia
dal 30 e al 70%. Dopo avere fatto bollire il mosto per circa mezz'ora,
la temperatura deve rimanere all'incirca di 80/90 gradi
centigradi.
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